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Nell’idioma toscano il vocabolo “stracco” significa “stanco”. E quando – eravamo agli albori degli anni ’90 – si trattò di trovare un nome ad una gara di mountain bike, strumento che ancora in pochi conoscevano e ancor meno praticavano, venne quasi naturale, a un gruppo di amici seduti al bar, coniugare quell’espressione locale con uno “slang” anglosassone di quelli che, già allora, andavano per la maggiore.
Ci volle dunque poco a inventare quel nome, Straccabike, che di lì a pochi anni sarebbe entrato nella memoria degli appassionati di tutta la Toscana (e non solo) come evocativo di un appuntamento di fine estate praticamente imperdibile.
E ancora meno ci volle a disegnare il percorso di una gara bellissima, visto che a pochi chilometri da Pratovecchio la Natura ha piazzato una foresta spettacolare, che a breve sarebbe divenuta Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
Quel manipolo di amici fece presto anche a ridare vita al gruppo ciclistico AVIS di Pratovecchio, raccogliendo un’eredità stradista che veniva dagli anni ’60 e che si stava spegnendo. Si ripresero i colori giallo e rosso delle vecchie divise e si partì, con l’entusiasmo dei pionieri ma già con le idee molto chiare: fin dalle prime edizioni infatti l’albo d’oro era di qualità, visto che a dividersi il ruolo di protagonista erano il casentinese Massimo Bartolini e il romagnolo Sanzio Mainardi. Si correva, in quegli anni, su un tracciato di oltre 70 km. mentre oggi le opzioni sono due, da 52 e 26 km. rispettivamente, anche se “sopravvive” un percorso “Marathon” che supera quota 60.
Fu proprio l’istituzione del Parco Nazionale a decretare diverse modifiche dal tracciato originario, togliendo anche alcuni passaggi di un fascino mozzafiato. Ma per fortuna la “materia prima” era ottima e abbondante, il tracciato rimaneva comunque incantevole e in più quel trofeo (che allora era intitolato a Gino Vangelisti) faceva gola davvero a tanti: nel ’96 sembrò venire a prenderselo da Marte un certo Dario David Cioni, che in sella a una bi ammortizzata sbaragliò la concorrenza dando il via all’era moderna di questa corsa.
Poi venne l’inserimento nei più importanti circuiti anche interregionali, cominciò a lievitare il numero degli iscritti (oggi sono circa ottocento, praticamente il massimo che un paese di queste dimensioni può gestire), il club iniziò a strutturare un’attività molto intensa e distribuita lungo tutto l’anno, e i bikers ci presero gusto. La Straccabike di Pratovecchio era ormai decollata e non sarebbe più ritornata al livello di piccola gara locale. Anzi, per qualche tempo si prova anche ad abbinarle una gran fondo su strada, e poi una manifestazione podistica tuttora in corso di svolgimento.
Il nuovo millennio porta a una serie di interessanti novità: una data ormai fissa ai primi di settembre, un percorso definitivo e segnalato da una tabellazione fissa, tante iniziative collaterali (come la Mini Straccabike al sabato pomeriggio per i più piccoli) e perfino lo sbocciare di un grande talento locale, quel Nicola Corsetti che quest’anno purtroppo sta pagando carissimo un malaugurato infortunio, ma che nel 2004 riuscì anche ad issarsi sul trono della gara di casa. Il suo nome sta oggi al fianco di quelli di Paolo Alberati, Mirco Balducci, Sergei Mikhailovski ed altri ancora fino all’ultimo degli eroi, quel Francesco Casagrande che sta monopolizzando le ultime edizioni. Nel frattempo la prematura scomparsa di un grande amico del club decretò anche il cambio di nome. “Straccabike” è oggi anche “Memorial Fiorenzo Maccari”. Per questo ventennale, il club - guidato dal presidente Giampaolo Pesce ma animato da un team estremamente motivato e ormai capace di raggiungere i massimi livelli organizzativi – si regalerà un week end lungo davvero spaciale: comprenderà infatti una cronoscalata al Castello di Romena in notturna al venerdì sera, una downhill dal Castello di Porciano verso Stia, oltre alla consueta Mini Straccabike dal sabato pomeriggio ed al clou della gara di domenica mattina.
Ci sono due paesi interi pronti a dare il massimo, secondo schemi ormai collaudati ma sempre nuovi all’insegna del divertimento, della Natura e della grande passione ciclistica.

Gianni Verdi